giovedì 25 marzo 2010

Meier cambierà l' Ara Pacis

Meier cambierà l' Ara Pacis
s. cas.
La Repubblica – Roma 25/3/2010

“Una visita con Richard Meier all'Ara Pacis per definire la correzione della Teca e profonda ricontestualizzazione urbanistica in quella parte di centro storico». Non solo. «Far anche un sopralluogo con l'architetto Santiago Calatrava ai cantieri di Tor Vergata per studiarne la migliore finalizzazione in vista della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020». Doppio annuncio del sindaco Alemanno, precisando che le due visite si svolgeranno in occasione di un workshop sull'architettura che si terrà all'Auditorium tra l'8 e il 9 aprile al quale sono state invitate anche altre archistar come Renzo Piano, Massimiliano Fuksas e Zaha Hadid. Polemica per Italia Nostra. Il presidente della sezione romana Carlo Ripa di Meana, ha scritto al sindaco che «dopo aver letto il programma dei lavori e dopo aver scorso i nomi dei maggiori relatori, avanzo la proposta che, per il programma dei lavori, sia scelto come definitivo e finale titolo dell'iniziativa, più dell'attuale insapore «Progetto Millenium» questo ben più importante: i problemi irrisolti delle aree dismesse e delle periferie romane al vaglio delle Archistar internazionali». E ancora il presidente di Italia Nostra: «Appare indispensabile, anzi doveroso, che lei inviti ad aprire i lavori l'onorevole Francesco Rutelli e a concluderli l'onorevole Walter Veltroni rendendo così pubblica la continuità della sua politica su questo punto, in particolare sulle periferie e le aree dismesse. Che hanno gli stessi problemi lasciati aperti dai suoi predecessori, nella continuità della loro opera. Pronta la replica di Alemanno: «Le archistar non avranno alcun privilegio e non c'è alcuna continuità con Veltroni e Rutelli sulla politica delle periferie e l'attenzione alle archistar. Insieme al grandi nomi dell'architettura sono chiamati a partecipare a] convegno, con la stessa dignità o anche con ruoli superiori di coordinamento, gli italianissimi esponenti degli ordini professionali e delle facoltà di architettura e di ingegneria della città di Roma. Quindi il nostro convegno pur avendo una proiezione internazionale di altissimo profilo, non trascurerà affatto i talenti di casa nostra». Ma ltalia Nostra veglierà.

mercoledì 24 febbraio 2010

I colori dell'Ara Pacis

I colori dell'Ara Pacis
In apertura straordinaria un pennello elettronico restituisce all'Ara Pacis i suoi colori originali

Inizio: venerdì 26 febbraio 2010 alle ore 20.00
Fine: domenica 28 febbraio 2010 alle ore 20.00
Luogo: Museo dell'Ara Pacis
Indirizzo: Lungotevere in Augusta (angolo via Tomacelli)
Città/Paese: Rome, Italy

Descrizione
Apertura straordinaria del museo durante l'ultimo weekend di Febbraio, dalle ore 20.00 alle ore 23.00 (ultimo ingresso alle ore 22.00)

La tecnica di proiezione è stata aggiornata e rinnovata grazie a proiettori digitali che consentono di modificare e modulare i profili e i colori in tempo reale. Anche se gli oltre mille anni di permanenza nel sottosuolo del Campo Marzio hanno cancellato dal monumento dell’Ara Pacis ogni traccia visibile di colore, non sussistono dubbi sul fatto che in origine l’altare fosse variopinto.

Innanzitutto perché è ormai assodato che l’utilizzo dei colori per i monumenti fosse abituale. Inoltre, nel corso del 2008/2009 è stato effettuato un ciclo di ricerche (analisi chimiche e spettroscopiche realizzate con tecnologia adeguata) eseguite dai Laboratori Scientifici dei Musei Vaticani per conto della Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma che hanno provato senza dubbio l’esistenza di colore sull’altare e su alcuni suoi frammenti, mai restaurati in quanto non reinseriti nella ricostruzione del 1938.

La scelta delle singole tinte per “l’Ara Pacis a colori” è stata operata sulla base di confronti con la pittura romana, specialmente pompeiana, studi condotti su monumenti più tardi ma influenzati dall’Ara Pacis e ricerche cromatiche svolte sulle architetture e sulla scultura greco-romana.

Spettacolo gratuito. E' necessario acquistare il biglietto di ingresso al museo: € 9,00/Ridotto € 7,00

trova l'evento su Facebook http://www.facebook.com/event.php?eid=284840361919

lunedì 7 dicembre 2009

Ecco le meraviglie dell'Ara Pacis

Ecco le meraviglie dell'Ara Pacis
Renata Mambelli
la Repubblica, 7/3/2006

Tra poco più di un mese sarà inaugurata la nuova sistemazione del monumento edificato per celebrare le vittorie di Augusto

E' la luce la convitata dell'architetto Meier, l'ospite d'onore della grande casa costruita su misura per l'Ara Pacis. Ora che anche gli ultimi ponteggi vengono tolti, lentamente la luce entra a fiotti dagli alti lucernai, dalle immense finestre verso il Tevere, ampliata e soffusa dai vetri opalini che, si rincorrono lungo la facciata a schermare il sole, riverberando un'atmosfera luminosa che circonda l'antico monumento e ne mette in risalto i bassorilievi, abbracciandolo con discrezione. Mancano ormai poco più di quaranta giorni all'apertura al pubblico della grande opera dell'architetto Richard Meier, voluta con forza e decisione dal sindaco Veltroni, dagli assessorati alla Cultura e all'Urbanistica e dalla sovrintendenza archeologica di Roma e cresciuta tra polemiche spesso gratuite e grandi attese. Ora che gli operai stanno ultimando il pavimento del grande atrio con larghe lastre di travertino tagliate a vivo, si può cominciare ad assaporare tutto il fascino di questo ambiente destinato a contenere e a valorizzare l'Ara Pacis, edificata da Augusto tra il 13 e il 9 a.C. per celebrare la fine delle campagne di Spagna e di Gallia. Ritrovata nel XVI secolo durante gli scavi a Campo Marzio, l'Ara, un recinto di marmo finemente adornato con scene della mitologia romana, personaggi della famiglia di Augusto e una processione sacra, fu racchiusa nel '38 in una teca di marmo e vetro progettata dall'architetto Vittorio Ballio Morpurgo. Una teca che però non la preservava dall'inquinamento, soprattutto quello creato dal traffico che la sfiorava sul lungotevere. Di qui la decisione di cambiare completamente lo stile dell'ambiente destinato a contenere l'Ara sacra: non una teca, ma un vero e proprio museo.
Ora il progetto dell'architetto Meier ha preso corpo: il 21 aprile la nuova sede dell'Ara Pacis sarà inaugurata solennemente. E già ora, entrando dal grande atrio che sta per essere ultimato, si coglie l'impatto della visione del monumento romano, finalmente visibile intero, a colpo d'occhio, mentre la teca costringeva il visitatore a vedere i particolari, ma non l'insieme che invece potevano ammirare i contemporanei di Augusto. L'atrio infatti si allarga verso l'immensa sala, illuminata da tutti i lati e dai lucernai del tetto, compreso quello a campana che convoglierà nel salone che custodisce l'Ara altra luce. Di notte il percorso della luce sarà inverso: dall'interno l'illuminazione artificiale investirà l'esterno, il lungotevere - che diverrà pedonabile grazie a un tunnel destinato alle auto - e la vicina piazza Augusto Imperatore.
Gli ultimi tocchi riguardano la pavimentazione della sala con il bel travertino che viene dalle cave di Tivoli e degli altri interni, compresa la biblioteca, gli ambienti destinati alla didattica e il grande museo che troverà posto nell'area sotto l'Ara Pacis, nel quale verranno esposti quasi 500 pezzi provenienti dalla stessa Ara e anche dalla cosiddetta Ara Pietatis, dell'epoca di Claudio. Su un pannello saranno ricostruiti i frammenti dell'Ara Pacis che non sono stati collocati nel luogo originario, anche per far vedere concretamente al visitatore com'era il progetto dell'artista che compose l'opera al tempo di Augusto. Verrà aperto in un secondo momento invece l'Auditorium da 160 posti, ancora da terminare, e la grande terrazza, anch'essa in travertino, che arriverà fino a sporgersi sul fiume. Una seconda terrazza, in fase di completamento, verso la piazza, ospiterà un piccolo roof garden. Non è stata ancora individuata, invece, tra i reperti a disposizione della sovrintendenza, una colonna delle dimensioni richieste da Meier per ornare l'ingresso dell'edificio: si continua a cercarla.
---
nota per il disegno, dal nostro archivio
Ara Pacis Augustae - Disegno del G. Durm

mercoledì 25 novembre 2009

I marmi dell’Ara Pacis tornano a colori

I marmi dell’Ara Pacis tornano a colori
di Anna Astrella
articolo di sabato 21 novembre 2009 - IL GIORNALE

Tecnologia virtuale e archeologia romana. Insieme, in uno strano connubio che restituisce gli antichi colori ai marmi dell’Ara Pacis. E si perché, anche se gli oltre mille anni di permanenza nel sottosuolo del Campo Marzio hanno cancellato dal monumento voluto da Augusto ogni traccia visibile, gli addetti ai lavori sanno bene che l’altare era variopinto con colori realizzati con elementi tratti dalla natura, come lo zafferano o il cromo. E domani sera, a partire dalle 21, le diverse tonalità cromatiche saranno ricreate con un sistema di software e un’illuminazione pensata con energia a basso consumo.
Spazio allora all’azzurro del cielo, alla corazza rossa del dio Marte perché i giochi di luce coinvolgeranno sia il versante occidentale che quello orientale dell’altare. Nel primo si soffermeranno sui pannelli raffiguranti Enea che compie i sacrifici ai Penati e su quello del Lupercale, cioè il momento saliente del mito della fondazione di Roma: Romolo e Remo allattati dalla Lupa. Nel secondo invece i colori saranno sui pannelli della Tellus, personificazione della terra madre, e su quello della Dea Roma. In più anche il grande fregio vegetale, presente su entrambi i fronti e capolavoro assoluto dell’arte decorativa romana, riprenderà l’antica colorazione grazie a un dettagliato riconoscimento delle specie rappresentate, oltre settanta, la cui colorazione risultata impostata rispettandone i colori naturali delle piante (di questo studio si è occupato la cattedra di Botanica dell’università di Roma Tre).
Per ammirare l’Ara Pacis a colori l’ingresso domani sarà gratuito fino a mezzanotte, ma si tratta solo di una specie di «anteprima» perché il sistema di illuminazione, creato grazie al contributo di privati (il Gruppo romano supermercati), è permanente e sarà utilizzato in occasioni di particolari festività specie legate alla storia della città.
«Una prova generale di questo evento - ha sottolineato il sovrintendente del polo museale romano Umberto Broccoli - c’è stata il 29 settembre 2008 in occasione del compleanno dell’imperatore Augusto e già allora se ne è parlato tanto, perché questa sofisticata tecnologia è frutto di un complesso lavoro di studiosi che ora diventa anche spettacolo».
In effetti la scelta delle singole tinte è stata realizzata sulla base di un complesso confronto con la pittura romana, specialmente pompeiana, condotto su monumenti di età successiva ma influenzati dall’Ara Pacis. «A Roma - ha chiarito l’assessore capitolino alla Cultura, Umberto Croppi - abbiamo un patrimonio artistico così grande da essere difficilmente censito, figurarsi com’è complicato valorizzarlo, anche perché la vera valorizzazione avviene solo rendendolo fruibile dai cittadini. E per quest’ultima cosa l’interessamento virtuoso dei privati produce senza dubbio il bene della città».

lunedì 17 agosto 2009

Ecco l’Ara Pacis. È pronta a rinascere

Ecco l’Ara Pacis. È pronta a rinascere
CLAUDIO MARINCOLA
Il Messaggero, 24 marzo 2006

Tolta dagli imballaggi dopo sette anni. Da ieri è cominciato il complesso restauro

È stato come 70 anni fa, quando una mirata campagna di scavi trovò l’Ara Pacis otto metri sotto l’attuale livello stradale. Come allora i restauratori con grande cautela hanno svelato rilievi, fregi, decori, ghirlande, capitelli corinzi, palmette, piccole sculture.
Sono rimasti così, imballati in un involucro buio, dal giorno in cui si decise la demolizione del Padiglione che Morpurgo progettò in tutta fretta per celebrare l’Imperatore Augusto e il fascismo. E da quel giorno sono passati sette anni. Per l’Altare sacro quello di ieri è stato il primo fascio di luce. Una seconda nascita. Che poi vorrebbe dire una terza, una quarta, una quinta, visto che i “pezzi” furono ritrovati e acquistati poco alla volta dai Medici già nel Cinquecento e altri ritrovamenti e ricongiunzioni potrebbero ancora esserci. Chissà.
Il monumento ha attraversato due millenni ed è appena entrato nel terzo. Ma non è stato ancora interamente ricomposto. Frammenti in originale o in copia sono custoditi nei magazzini della Sovrintenza comunale ma anche a Villa Medici e al Louvre.
La data della rinascita però è già fissata. Il 21 aprile, tra meno di un mese verrà inaugurato il nuovo Museo firmato dall’architetto americano Richard Meier.
A vedere le condizioni in cui versa ora l’Ara, con i segmenti spezzati, le pareti scrostate, i gessi spaccati, i marmi stressati, verrebbe da dire che la vecchia Teca esposta com’era al traffico, e quindi a calore, freddo e inquinamento, era realemente inadeguata. E che la soluzione trovata da Meier le farà bene. Ma la questione è troppo querelleuse per riaccenderla a scoppio ritardato.
L’idea dell’architetto è creare un gioco di trasparenze, luci e ombre con al centro l’Ara Pacis. Una mise in abyme , un racconto nel racconto. È difficile dire ora, con il cantiere più che aperto che mai e in funzione 24 ore su 24, se l’effetto sperato verrà raggiunto. Certo è che dopo essere saliti per la prima volta al piano superiore, il roof garden, quel recinto di marmo crea suggestioni, ha le sembianze di un cofanetto di gioie.
Gli esperti di Zètema si sono messi al lavoro. Non potevano farlo prima perché la polvere e tutto il resto non offriva condizioni adatte ad un restauro così delicato. Un’opera di cesello che farà riaffiorare poco alla volta le scene scolpite sui quattro lati. Allegorie, rievocazioni, il rito della fondazione, la famiglia imperiale, Augusto col capo velato, più alcune integrazioni pittoriche a completamento dei graffiti e festoni di foglia e frutta.
L’altare è al centro, sollevato su tre gradini. «Con il nuovo impianto climatico - sostengono i tecnici - riusciremo ad avere in questo punto una temperatura costante di 22 gradi sia d’estate che d’inverno e una umidità controllata, senza più escursioni termiche violente».
I lavori di consolidamento dell’Ara Sacra hanno dimostrato ciò che si temeva: il monumento è stato fissato utilizzando strutture di cemento. Spostarlo, dunque, come pure qualcuno aveva suggerito, non sarebbe stato possibile. Si sarebbe sgretolato.
Meier alla fine del mese sarà a Roma per fare il punto della situazione. Ma tutto lascia pensare che i tempi verranno rispettati. I lavori vengono costantemente seguiti dall’architetto Gennaro Farina, direttore dell’Ufficio città storica. Senza i ponteggi è più chiara la prospettiva, lo spazio, il segno, la luce che sono i temi preferiti di Meier. E già s’inizia a cogliere - meglio dire percepire - quel “senso di Campo Marzio”, di attesa e di incontro di cui parla l’architetto americano. I giochi di luce, i riverberi ma anche la protezione dall’eccesso di decibel. La promessa che al di là delle grandi vetrate il traffico scorrerà muto o quasi.
Meier come ogni archi-star ha dimostrato un’attenzione maniacale per i particolari. Ha preteso lastre di travertino della stessa storica cava di Tivoli e si è lamentato perché erano poche quelle con impresso il segno dei fossili (una lisca di pesce).
Il progetto strada facendo ha subito varie modifiche. Quattro varianti, uno stop di un anno, indagini geologiche e archeologiche a ripetizione. Più un’indagine della Corte dei conti che si è conclusa con una sentenza di assoluzione.
Alcune modifiche sono state dettate delle critiche, altre da causa tecniche. Dove prima si pensava fosse necessario scavare per le fondazioni sono stati ricavati locali per 800 metri quadri destinati ad uffici. Sono stati ampliati gli spazi commerciali e quelli espositivi. Nel grande atrio verrà allestita una mostra introduttiva con una serie di pannelli didattici e con i frammenti dell’Ara mai esposti prima. I lavori per l’Auditorium (comprese le 150 poltrone Frau) non hanno comportato aumenti di spesa. Il che non guasta. Si pensa inoltre di recuperare e rendere visibili alcuni resti dell’antico Porto di Ripetta.
Il nuovo complesso museale conterrà una biblioteca multimediale e un bar. Ma c’è anche chi pensa di realizzare sulla sommità dell’edificio un’altra terrazza panoramica collegata al roof garden da una scala elicoidale e protetta da una balaustra in acciaio inox tubolare. Dall’alto apparirà ancora più urgente l’intervento per riqualificare il Mausoleo di Augusto, oggetto per anni e anni di un lungo abbandono.
Il problema verrà affrontato dopo il 21 aprile con una operazione urbanistica ad hoc: un bando internazionale per immergere il quadrante in una nuova scenografia più aggregante di quella attuale. Un problema non risolto rimane invece quello della colonna posta alla sommità della scalinata iniziale, quasi una hall. Si pensava ad una colonna romana di grandi dimensioni che però non si è ancora trovata. In attesa di qualche nuova scoperta verrà montato un fuso in cemento.

C'era una volta l'Ara. Ora l'altare di Augusto sembra un terminal

C'era una volta l'Ara. Ora l'altare di Augusto sembra un terminal
LV.
Secolo d'Italia, 16 aprile 2006

Per "celebrare" i suoi 2579 anni Roma si fa un regalo da 13 milioni di euro. Dopo 12 anni di lavori, il 21 aprile riapre l'Ara Pacis, il più antico e famoso altare della capitale, voluto da Augusto nel 9 avanti Cristo e contenuto nella modernissima teca di vetro e travertino disegnata dall'architetto americano, Richard Meier. Ma alla vigilia dell'apertura fioccano le polemiche.
Sulla questione l'agenzia di stampa "il Velino" ha tracciato una impietosa analisi. «Per quelli del Tridente -scrive il Velino -il capolavoro urbanistico, quello sì, che fa convergere in Piazza del Popolo via del Babuino, via del Corso e via di Ripetta, dal 1994 - l'anno della "pensata" dell'allora sindaco Rutelli - il cantiere dei lavori di Meier & Partners in piazza Augusto Imperatore, è stato meta e fonte di divertimento infinito. Intorno alla recinzione orribilmente lamierata, è stato per anni un fiorire di ta tse bao, graffiti, tutti indelebilmente insolentì nei confronti del progetto. Spesso firmati da architetti stranieri a Roma in veste di turisti, qualcuno plebeamente arricchito di minacce di morte ai deturpatori, alcuni vere pasquinate degne di Roma». «Gli "operatori ecologici" dell'Ama - commenta l'articolista - ì monnezzari come si dice a Roma, non facevano in tempo a rimuovere graffiti che mille altri ne fiorivano. E, a un certo punto, l'unico modo per impedire ai passanti di imbrattare i grandi manifesti che illustravano il progetto, fu di rimuoverli tout court e lasciare ignude le recinzioni in lamiera. Ma i graffiti fioccavano lo stesso. Uno dei commenti più frequenti, in ogni idioma del mondo, era: "Che e... ci fa questo terminal d'aeroporto a fianco alle chiese barocche di san Rocco e san Girolamo dei Croati? ". Bella domanda: si trovano a meno di cinquanta metri dalla nuova Ara Pacis». Impietosamente il Velino ricorda che «i turisti si fermavano appoggiati al parapetto del Lungotevere di Ripetta per ammirare con un solo colpo d'occhio la vecchia Ara Pacis, sì, il cubo di cemento che ospitava al suo interno il mirabile monumento, e le due chiese affiancate,
come gemelle siamesi. Beh, non si potrà più farlo, la vista impedita dal nuovo miracolo architettonico». Secondo l'agenzia, «caso mai è più preoccupante il fatto che si siano voluti dodici anni per arrivare a finire questo edificio che nell'ottica della "visione ye ye" secondo cui bisognava dare a Roma grande architettura moderna, si scelse, per fare "i fichi", di installare in una piazza tanto particolare. Tanto travagliata dalla storia».
L'articolista ricorda a quanti non conoscono Roma che «da un lato della piazza l'altro lato non si vede, dovunque uno si sistemi: in mezzo infatti sorge una sorta di collina, l'Augusteo, all'interno del quale - a leggere le targhe in marmo - sono sepolti tutti: alcuni imperatori, compreso Caligola, Nerone, qualche Giulia, perfino Poppea, una sorta di sacrario alla famiglia imperiale allargata».
Ma le note dolenti non finiscono qui: «Apprezzato vespasiano di tutti i cani del centro storico, circondato di ameni giardinetti (vera discarica urbana ospita anche materassi abbandonati e qualche volta si incontra un vecchio frigo che piange sommessamente in un angolo, il tutto a cento metri dal locale comando pretorio dell'Arma in Passeggiata di Ripetta) il monumento è diretto dirimpettaio dell'Ara Pacis. Alla sinistra della quale, all'inizio di via Ripetta, sorge l'ottocentesco ferro di Cavallo, con tanto di Accademia di Belle Arti e Liceo artistico: umbertino e Meier fianco a fianco. Per i tre lati restanti della piazza, oltre le due splendide chiese barocche nascoste in un angolino, a destra dell'Ara Pacis, un tripudio di neoclassico fascista, tutto un inneggiare (con vistose scritte e mosaici di virili seminatori) all'aratro che traccia il solco ma è la spada che lo difende. Tutto un porticato di marmorea romanità - conclude il Velino - che la notte è pietoso e prezioso usbergo di tutti i barboni del Tridente. Il terminal aeroportuale con vetri fumé di Richard Meier ci starà da Dio».

Ara Pacis, ancora un'inaugurazione La teca di Meier non piace a nessuno

Ara Pacis, ancora un'inaugurazione La teca di Meier non piace a nessuno
Marcello Viaggio
Il Giornale – Cronaca Roma, 19-APR-2006

Marsilio (An): «Record di soldi spesi e lavori durati sette anni dopo un affidamento senza concorso». I residenti: «Piazza Augusto Imperatore nel degrado»

Veltroni inaugura la «pompa di benzina», Roma perde l'Ara Pacis. Per il Compleanno della capitale, venerdì 21 aprile, il sindaco torna ad accendere su di sé i riflettori con l'inaugurazione pre-elettorale della teca di Richard Meier. E da An si alzano bordate di polemiche: «È un’opera profondamente sbagliata - accusa il consigliere Marco Marsilio che per otto anni si è battuto contro il progetto - Meier ha ignorato sia piazza Augusto Imperatore sia il contesto del centro storico. Rutelli si è permesso nel '96 il lusso dell'affidamento diretto, mentre avrebbe dovuto fare, come tutti i sindaci, un concorso internazionale di architettura. Non c'è stata invece alcuna possibilità di scelta, in qualunque altra città del mondo per molto meno un sindaco sarebbe stato contestato a furor di popolo. Non siamo più ai tempi in cui il Principe sceglieva l'artista di corte».
L'Ara Pacis, l'altare eretto nel 9 a.C. per celebrare le gesta dell'imperatore Augusto, per secoli ha caratterizzato l'area urbana tra il Tevere e il Mausoleo di Augusto. Ora lo scatolone ultramoderno di Meier spezzerà per sempre il passaggio fra il fiume e la città. La nuova teca di vetro e travertino «festeggerà», in chiave elettorale, i 2.579 anni della Capitale e la conclusione dei cinque di Veltroni. Peccato che il Mausoleo di Augusto sia ridotto a una latrina per cani, i colonnati siano regno di barboni, tutto attorno si respiri aria di abbandono. Veltroni, avverte Marsilio, annuncerà venerdì finalmente il concorso internazionale per piazza Augusto Imperatore : «Meglio di niente. Ma chiunque vincerà, si troverà di fronte la teca di Meier su un lato della piazza, gli equilibri sono ormai compromessi. Si rischia di ripetere anche sugli altri tre lati l'impostazione modernista dell'architetto americano, che non ha niente a che vedere con il centro storico». Niente da dire. Nel cuore della Città Etema, la teca fa l'effetto di Cape Kennedy. Ma non è ancora finita. Mancano la fontana esterna, di cui si intravede la base, e l'arredo dell'Auditorium. Al posto dell'obelisco di travertino, che secondo il progetto va collocato davanti alla scalinata d'ingresso, si è ricorsi per ora a un prefabbricato in.cemento bianco. Ma tant'è. Veltroni taglierà ugualmente il nastro. E batterà di sicuro un record mondiale: quello di inaugurare due volte la stessa opera. La prima il 22 settembre 2005 in una coreografìa di luci sfavillanti che fece il giro dei tg di tutta Italia. E che nascose a stento l'immagine dei cantieri in piena attività. Ora si replica. Peccato che ai residenti la «pompa di benzina», il nomignolo che hanno affibbiato alla teca, vada decisamente di traverso: «L'opera non ci piace assolutamente - sbotta Adriano Angelini, presidente del comitato di quartiere «Il Tridente» - Lo abbiamo detto fino dall'inizio. Piazza Augusto Imperatore doveva avere la priorità. Invece resta abbandonata a sé stessa. È diventata una sorta di baraccopoli sepolta dall'immondizia. Il lavoro dell'architetto americano è di stampo troppo moderno, non si integra assolutamente con il centro di Roma». I lavori, fra progetto e intervento, vanno avanti da circa dieci anni e sono costati ufficialmente 13 milioni di euro. Italia Nostra contesta: molto di più, circa 17 milioni. In ogni caso quasi tre volte la somma iniziale - 5,9 milioni - concordata con l'ex sindaco Rutelli. I ritrovamenti archeologici hanno costretto a numerose variazioni in corso d'opera. Che hanno portato i costi alle stelle. «All'epoca, Rutelli aveva pure promesso che i lavori sarebbero durati uno-due anni» sottolinea Marsilio. Ne sono occorsi invece sette. E anche questo è un record mondiale. Con la piena partecipazione del successore: il sindaco Veltroni.