mercoledì 25 novembre 2009

I marmi dell’Ara Pacis tornano a colori

I marmi dell’Ara Pacis tornano a colori
di Anna Astrella
articolo di sabato 21 novembre 2009 - IL GIORNALE

Tecnologia virtuale e archeologia romana. Insieme, in uno strano connubio che restituisce gli antichi colori ai marmi dell’Ara Pacis. E si perché, anche se gli oltre mille anni di permanenza nel sottosuolo del Campo Marzio hanno cancellato dal monumento voluto da Augusto ogni traccia visibile, gli addetti ai lavori sanno bene che l’altare era variopinto con colori realizzati con elementi tratti dalla natura, come lo zafferano o il cromo. E domani sera, a partire dalle 21, le diverse tonalità cromatiche saranno ricreate con un sistema di software e un’illuminazione pensata con energia a basso consumo.
Spazio allora all’azzurro del cielo, alla corazza rossa del dio Marte perché i giochi di luce coinvolgeranno sia il versante occidentale che quello orientale dell’altare. Nel primo si soffermeranno sui pannelli raffiguranti Enea che compie i sacrifici ai Penati e su quello del Lupercale, cioè il momento saliente del mito della fondazione di Roma: Romolo e Remo allattati dalla Lupa. Nel secondo invece i colori saranno sui pannelli della Tellus, personificazione della terra madre, e su quello della Dea Roma. In più anche il grande fregio vegetale, presente su entrambi i fronti e capolavoro assoluto dell’arte decorativa romana, riprenderà l’antica colorazione grazie a un dettagliato riconoscimento delle specie rappresentate, oltre settanta, la cui colorazione risultata impostata rispettandone i colori naturali delle piante (di questo studio si è occupato la cattedra di Botanica dell’università di Roma Tre).
Per ammirare l’Ara Pacis a colori l’ingresso domani sarà gratuito fino a mezzanotte, ma si tratta solo di una specie di «anteprima» perché il sistema di illuminazione, creato grazie al contributo di privati (il Gruppo romano supermercati), è permanente e sarà utilizzato in occasioni di particolari festività specie legate alla storia della città.
«Una prova generale di questo evento - ha sottolineato il sovrintendente del polo museale romano Umberto Broccoli - c’è stata il 29 settembre 2008 in occasione del compleanno dell’imperatore Augusto e già allora se ne è parlato tanto, perché questa sofisticata tecnologia è frutto di un complesso lavoro di studiosi che ora diventa anche spettacolo».
In effetti la scelta delle singole tinte è stata realizzata sulla base di un complesso confronto con la pittura romana, specialmente pompeiana, condotto su monumenti di età successiva ma influenzati dall’Ara Pacis. «A Roma - ha chiarito l’assessore capitolino alla Cultura, Umberto Croppi - abbiamo un patrimonio artistico così grande da essere difficilmente censito, figurarsi com’è complicato valorizzarlo, anche perché la vera valorizzazione avviene solo rendendolo fruibile dai cittadini. E per quest’ultima cosa l’interessamento virtuoso dei privati produce senza dubbio il bene della città».

lunedì 17 agosto 2009

Ecco l’Ara Pacis. È pronta a rinascere

Ecco l’Ara Pacis. È pronta a rinascere
CLAUDIO MARINCOLA
Il Messaggero, 24 marzo 2006

Tolta dagli imballaggi dopo sette anni. Da ieri è cominciato il complesso restauro

È stato come 70 anni fa, quando una mirata campagna di scavi trovò l’Ara Pacis otto metri sotto l’attuale livello stradale. Come allora i restauratori con grande cautela hanno svelato rilievi, fregi, decori, ghirlande, capitelli corinzi, palmette, piccole sculture.
Sono rimasti così, imballati in un involucro buio, dal giorno in cui si decise la demolizione del Padiglione che Morpurgo progettò in tutta fretta per celebrare l’Imperatore Augusto e il fascismo. E da quel giorno sono passati sette anni. Per l’Altare sacro quello di ieri è stato il primo fascio di luce. Una seconda nascita. Che poi vorrebbe dire una terza, una quarta, una quinta, visto che i “pezzi” furono ritrovati e acquistati poco alla volta dai Medici già nel Cinquecento e altri ritrovamenti e ricongiunzioni potrebbero ancora esserci. Chissà.
Il monumento ha attraversato due millenni ed è appena entrato nel terzo. Ma non è stato ancora interamente ricomposto. Frammenti in originale o in copia sono custoditi nei magazzini della Sovrintenza comunale ma anche a Villa Medici e al Louvre.
La data della rinascita però è già fissata. Il 21 aprile, tra meno di un mese verrà inaugurato il nuovo Museo firmato dall’architetto americano Richard Meier.
A vedere le condizioni in cui versa ora l’Ara, con i segmenti spezzati, le pareti scrostate, i gessi spaccati, i marmi stressati, verrebbe da dire che la vecchia Teca esposta com’era al traffico, e quindi a calore, freddo e inquinamento, era realemente inadeguata. E che la soluzione trovata da Meier le farà bene. Ma la questione è troppo querelleuse per riaccenderla a scoppio ritardato.
L’idea dell’architetto è creare un gioco di trasparenze, luci e ombre con al centro l’Ara Pacis. Una mise in abyme , un racconto nel racconto. È difficile dire ora, con il cantiere più che aperto che mai e in funzione 24 ore su 24, se l’effetto sperato verrà raggiunto. Certo è che dopo essere saliti per la prima volta al piano superiore, il roof garden, quel recinto di marmo crea suggestioni, ha le sembianze di un cofanetto di gioie.
Gli esperti di Zètema si sono messi al lavoro. Non potevano farlo prima perché la polvere e tutto il resto non offriva condizioni adatte ad un restauro così delicato. Un’opera di cesello che farà riaffiorare poco alla volta le scene scolpite sui quattro lati. Allegorie, rievocazioni, il rito della fondazione, la famiglia imperiale, Augusto col capo velato, più alcune integrazioni pittoriche a completamento dei graffiti e festoni di foglia e frutta.
L’altare è al centro, sollevato su tre gradini. «Con il nuovo impianto climatico - sostengono i tecnici - riusciremo ad avere in questo punto una temperatura costante di 22 gradi sia d’estate che d’inverno e una umidità controllata, senza più escursioni termiche violente».
I lavori di consolidamento dell’Ara Sacra hanno dimostrato ciò che si temeva: il monumento è stato fissato utilizzando strutture di cemento. Spostarlo, dunque, come pure qualcuno aveva suggerito, non sarebbe stato possibile. Si sarebbe sgretolato.
Meier alla fine del mese sarà a Roma per fare il punto della situazione. Ma tutto lascia pensare che i tempi verranno rispettati. I lavori vengono costantemente seguiti dall’architetto Gennaro Farina, direttore dell’Ufficio città storica. Senza i ponteggi è più chiara la prospettiva, lo spazio, il segno, la luce che sono i temi preferiti di Meier. E già s’inizia a cogliere - meglio dire percepire - quel “senso di Campo Marzio”, di attesa e di incontro di cui parla l’architetto americano. I giochi di luce, i riverberi ma anche la protezione dall’eccesso di decibel. La promessa che al di là delle grandi vetrate il traffico scorrerà muto o quasi.
Meier come ogni archi-star ha dimostrato un’attenzione maniacale per i particolari. Ha preteso lastre di travertino della stessa storica cava di Tivoli e si è lamentato perché erano poche quelle con impresso il segno dei fossili (una lisca di pesce).
Il progetto strada facendo ha subito varie modifiche. Quattro varianti, uno stop di un anno, indagini geologiche e archeologiche a ripetizione. Più un’indagine della Corte dei conti che si è conclusa con una sentenza di assoluzione.
Alcune modifiche sono state dettate delle critiche, altre da causa tecniche. Dove prima si pensava fosse necessario scavare per le fondazioni sono stati ricavati locali per 800 metri quadri destinati ad uffici. Sono stati ampliati gli spazi commerciali e quelli espositivi. Nel grande atrio verrà allestita una mostra introduttiva con una serie di pannelli didattici e con i frammenti dell’Ara mai esposti prima. I lavori per l’Auditorium (comprese le 150 poltrone Frau) non hanno comportato aumenti di spesa. Il che non guasta. Si pensa inoltre di recuperare e rendere visibili alcuni resti dell’antico Porto di Ripetta.
Il nuovo complesso museale conterrà una biblioteca multimediale e un bar. Ma c’è anche chi pensa di realizzare sulla sommità dell’edificio un’altra terrazza panoramica collegata al roof garden da una scala elicoidale e protetta da una balaustra in acciaio inox tubolare. Dall’alto apparirà ancora più urgente l’intervento per riqualificare il Mausoleo di Augusto, oggetto per anni e anni di un lungo abbandono.
Il problema verrà affrontato dopo il 21 aprile con una operazione urbanistica ad hoc: un bando internazionale per immergere il quadrante in una nuova scenografia più aggregante di quella attuale. Un problema non risolto rimane invece quello della colonna posta alla sommità della scalinata iniziale, quasi una hall. Si pensava ad una colonna romana di grandi dimensioni che però non si è ancora trovata. In attesa di qualche nuova scoperta verrà montato un fuso in cemento.

C'era una volta l'Ara. Ora l'altare di Augusto sembra un terminal

C'era una volta l'Ara. Ora l'altare di Augusto sembra un terminal
LV.
Secolo d'Italia, 16 aprile 2006

Per "celebrare" i suoi 2579 anni Roma si fa un regalo da 13 milioni di euro. Dopo 12 anni di lavori, il 21 aprile riapre l'Ara Pacis, il più antico e famoso altare della capitale, voluto da Augusto nel 9 avanti Cristo e contenuto nella modernissima teca di vetro e travertino disegnata dall'architetto americano, Richard Meier. Ma alla vigilia dell'apertura fioccano le polemiche.
Sulla questione l'agenzia di stampa "il Velino" ha tracciato una impietosa analisi. «Per quelli del Tridente -scrive il Velino -il capolavoro urbanistico, quello sì, che fa convergere in Piazza del Popolo via del Babuino, via del Corso e via di Ripetta, dal 1994 - l'anno della "pensata" dell'allora sindaco Rutelli - il cantiere dei lavori di Meier & Partners in piazza Augusto Imperatore, è stato meta e fonte di divertimento infinito. Intorno alla recinzione orribilmente lamierata, è stato per anni un fiorire di ta tse bao, graffiti, tutti indelebilmente insolentì nei confronti del progetto. Spesso firmati da architetti stranieri a Roma in veste di turisti, qualcuno plebeamente arricchito di minacce di morte ai deturpatori, alcuni vere pasquinate degne di Roma». «Gli "operatori ecologici" dell'Ama - commenta l'articolista - ì monnezzari come si dice a Roma, non facevano in tempo a rimuovere graffiti che mille altri ne fiorivano. E, a un certo punto, l'unico modo per impedire ai passanti di imbrattare i grandi manifesti che illustravano il progetto, fu di rimuoverli tout court e lasciare ignude le recinzioni in lamiera. Ma i graffiti fioccavano lo stesso. Uno dei commenti più frequenti, in ogni idioma del mondo, era: "Che e... ci fa questo terminal d'aeroporto a fianco alle chiese barocche di san Rocco e san Girolamo dei Croati? ". Bella domanda: si trovano a meno di cinquanta metri dalla nuova Ara Pacis». Impietosamente il Velino ricorda che «i turisti si fermavano appoggiati al parapetto del Lungotevere di Ripetta per ammirare con un solo colpo d'occhio la vecchia Ara Pacis, sì, il cubo di cemento che ospitava al suo interno il mirabile monumento, e le due chiese affiancate,
come gemelle siamesi. Beh, non si potrà più farlo, la vista impedita dal nuovo miracolo architettonico». Secondo l'agenzia, «caso mai è più preoccupante il fatto che si siano voluti dodici anni per arrivare a finire questo edificio che nell'ottica della "visione ye ye" secondo cui bisognava dare a Roma grande architettura moderna, si scelse, per fare "i fichi", di installare in una piazza tanto particolare. Tanto travagliata dalla storia».
L'articolista ricorda a quanti non conoscono Roma che «da un lato della piazza l'altro lato non si vede, dovunque uno si sistemi: in mezzo infatti sorge una sorta di collina, l'Augusteo, all'interno del quale - a leggere le targhe in marmo - sono sepolti tutti: alcuni imperatori, compreso Caligola, Nerone, qualche Giulia, perfino Poppea, una sorta di sacrario alla famiglia imperiale allargata».
Ma le note dolenti non finiscono qui: «Apprezzato vespasiano di tutti i cani del centro storico, circondato di ameni giardinetti (vera discarica urbana ospita anche materassi abbandonati e qualche volta si incontra un vecchio frigo che piange sommessamente in un angolo, il tutto a cento metri dal locale comando pretorio dell'Arma in Passeggiata di Ripetta) il monumento è diretto dirimpettaio dell'Ara Pacis. Alla sinistra della quale, all'inizio di via Ripetta, sorge l'ottocentesco ferro di Cavallo, con tanto di Accademia di Belle Arti e Liceo artistico: umbertino e Meier fianco a fianco. Per i tre lati restanti della piazza, oltre le due splendide chiese barocche nascoste in un angolino, a destra dell'Ara Pacis, un tripudio di neoclassico fascista, tutto un inneggiare (con vistose scritte e mosaici di virili seminatori) all'aratro che traccia il solco ma è la spada che lo difende. Tutto un porticato di marmorea romanità - conclude il Velino - che la notte è pietoso e prezioso usbergo di tutti i barboni del Tridente. Il terminal aeroportuale con vetri fumé di Richard Meier ci starà da Dio».

Ara Pacis, ancora un'inaugurazione La teca di Meier non piace a nessuno

Ara Pacis, ancora un'inaugurazione La teca di Meier non piace a nessuno
Marcello Viaggio
Il Giornale – Cronaca Roma, 19-APR-2006

Marsilio (An): «Record di soldi spesi e lavori durati sette anni dopo un affidamento senza concorso». I residenti: «Piazza Augusto Imperatore nel degrado»

Veltroni inaugura la «pompa di benzina», Roma perde l'Ara Pacis. Per il Compleanno della capitale, venerdì 21 aprile, il sindaco torna ad accendere su di sé i riflettori con l'inaugurazione pre-elettorale della teca di Richard Meier. E da An si alzano bordate di polemiche: «È un’opera profondamente sbagliata - accusa il consigliere Marco Marsilio che per otto anni si è battuto contro il progetto - Meier ha ignorato sia piazza Augusto Imperatore sia il contesto del centro storico. Rutelli si è permesso nel '96 il lusso dell'affidamento diretto, mentre avrebbe dovuto fare, come tutti i sindaci, un concorso internazionale di architettura. Non c'è stata invece alcuna possibilità di scelta, in qualunque altra città del mondo per molto meno un sindaco sarebbe stato contestato a furor di popolo. Non siamo più ai tempi in cui il Principe sceglieva l'artista di corte».
L'Ara Pacis, l'altare eretto nel 9 a.C. per celebrare le gesta dell'imperatore Augusto, per secoli ha caratterizzato l'area urbana tra il Tevere e il Mausoleo di Augusto. Ora lo scatolone ultramoderno di Meier spezzerà per sempre il passaggio fra il fiume e la città. La nuova teca di vetro e travertino «festeggerà», in chiave elettorale, i 2.579 anni della Capitale e la conclusione dei cinque di Veltroni. Peccato che il Mausoleo di Augusto sia ridotto a una latrina per cani, i colonnati siano regno di barboni, tutto attorno si respiri aria di abbandono. Veltroni, avverte Marsilio, annuncerà venerdì finalmente il concorso internazionale per piazza Augusto Imperatore : «Meglio di niente. Ma chiunque vincerà, si troverà di fronte la teca di Meier su un lato della piazza, gli equilibri sono ormai compromessi. Si rischia di ripetere anche sugli altri tre lati l'impostazione modernista dell'architetto americano, che non ha niente a che vedere con il centro storico». Niente da dire. Nel cuore della Città Etema, la teca fa l'effetto di Cape Kennedy. Ma non è ancora finita. Mancano la fontana esterna, di cui si intravede la base, e l'arredo dell'Auditorium. Al posto dell'obelisco di travertino, che secondo il progetto va collocato davanti alla scalinata d'ingresso, si è ricorsi per ora a un prefabbricato in.cemento bianco. Ma tant'è. Veltroni taglierà ugualmente il nastro. E batterà di sicuro un record mondiale: quello di inaugurare due volte la stessa opera. La prima il 22 settembre 2005 in una coreografìa di luci sfavillanti che fece il giro dei tg di tutta Italia. E che nascose a stento l'immagine dei cantieri in piena attività. Ora si replica. Peccato che ai residenti la «pompa di benzina», il nomignolo che hanno affibbiato alla teca, vada decisamente di traverso: «L'opera non ci piace assolutamente - sbotta Adriano Angelini, presidente del comitato di quartiere «Il Tridente» - Lo abbiamo detto fino dall'inizio. Piazza Augusto Imperatore doveva avere la priorità. Invece resta abbandonata a sé stessa. È diventata una sorta di baraccopoli sepolta dall'immondizia. Il lavoro dell'architetto americano è di stampo troppo moderno, non si integra assolutamente con il centro di Roma». I lavori, fra progetto e intervento, vanno avanti da circa dieci anni e sono costati ufficialmente 13 milioni di euro. Italia Nostra contesta: molto di più, circa 17 milioni. In ogni caso quasi tre volte la somma iniziale - 5,9 milioni - concordata con l'ex sindaco Rutelli. I ritrovamenti archeologici hanno costretto a numerose variazioni in corso d'opera. Che hanno portato i costi alle stelle. «All'epoca, Rutelli aveva pure promesso che i lavori sarebbero durati uno-due anni» sottolinea Marsilio. Ne sono occorsi invece sette. E anche questo è un record mondiale. Con la piena partecipazione del successore: il sindaco Veltroni.

Ara Pacis, il restauro sotto gli occhi dei visitatori

Ara Pacis, il restauro sotto gli occhi dei visitatori
Claudio Marincola
Messaggero Cronaca di Roma, 19-APR-2006

Si alza venerdì il sipario sull'Ara Pacis, il complesso progettato dall'architetto americano Richard Meier su oltre quattromila metri quadrati. Dopo l'apertura i restauratori lavoreranno sotto gli occhi dei visitatori, come se fosse un cantiere scuola. Nei sotterranei sarà ospitato un Centro studi augustei. Il vice sindaco Maria Pia Garavaglia presenterà un'unica card per accedere nei musei statali e comunali.
Marincola all'interno

È il monumento che Augusto fece edificare come simbolo di pace. Per ironia della Storia è lo stesso che nel terzo Millennio ha scatenato una disputa senza fine. Le prime polemiche datano 1999. E in realtà non sono mai finite. Da una parte i "conservatori" che avrebbero voluto mantenere intatta la teca realizzata nel 1938 in tutta fretta dall'architetto Vittorio Ballio Morpurgo, dall'altra il nuovo progetto, un grande complesso di oltre 4237 mq, un'opera di ingegneria strutturale, un gioco di ombre e di luci.
Il Museo s'inaugura dopodomani. Già dalle 15 i primi visitatori potranno ammirare l'Altare edificato nel I secolo a.C al centro di una grande struttura di vetro e travertino. Il progetto che l'americano Richard Meier, star dell'architettura
mondiale, è riuscito a portare a termine è più o meno lo stesso che alcuni definirono la bara Pacis e altri con meno veleno l'Ara sine pace. Ma è destino di questo Paese dividersi (e il fiuto di Augusto imperatore già all'epoca in cerca di pax
varrebbe un supplemento di indagini).
«Non mi sembra vero che questo giorno sia arrivato - ammette il professor Eugenio La Rocca, soprintendente comunale ai Beni culturali - quelle polemiche rasentarono l'assurdo: il vero protagonista era e rimane il monumento. Che a causa dei danni prodotti dal traffico e dall'inquinamento -continua il professore - richiederà un'opera di pulizia e di recupero delicata. I restauratori lavoreranno sotto gli occhi dei visitatori, sarà bello ed anche interessante vederli all'opera, un motivo in più per venire all'Ara Pacis».
A parte il primo giorno in cui l'orario sarà prolungato fino alle 22 per tutti gli altri il Museo sarà accessibile dalle 9 alle 19. E sarà una sorta di cantiere-scuola, un esempio concreto di work in progress. «Negli spazi sotterranei realizzeremo un Centro studi augustei, gli altri spazi serviranno per esporre i frammenti dell'Altare che sono stati recuperati ma non inseriti nel monumento», spiega ancora La Rocca.
Per rispettare i tempi il cantiere è rimasto aperto anche durante le festività pasquali (gli operai hanno lavorato anche il Lunedì dell'Angelo). Gli spazi che verranno inaugurati nella ricorrenza del Natale di Roma non comprendono però né l'auditorium né la fontana per il momento chiusi al pubblico. «Non facevano parte dell'appalto e verranno consegnati entro giugno», chiarisce Gennaro Farina, il direttore dell'ufficio Città storica che ha seguito i lavori. Verrà completata la scalinata ma - come già era stato detto - senza la colonna che Meier avrebbe voluto. «Non siamo riusciti a trovarne una delle dimensioni chieste da Meier, (120 centimetri di diametro). Quelle che abbiamo o sono troppo piccole oppure già impiegate in spazi museali», ricorda il soprintendente che suggerì di attingere dai magazzini comunali per lasciare un segno coerente con il contesto architettonico. La ricerca dell'antica colonna continuerà anche nei prossimi mesi. L'obiettivo è collocare in cima e al centro della scalinata dalla quale si accede alla Teca una colonna con un rapporto in scala con lo gnomone, la "lancetta" dell'orologium augusti, la meridiana che indicava l'ora proiettando l'ombra.
Diverso è il caso della fontana. Per vederla in funzione e dotarla di un getto d'acqua adeguato sarà necessario potenziare la capacità idrica della zona. Commenta Morassut, assessore all'Urbaniastica: «Questo monumento riuscirà a imporsi e a farsi amare. Nonostante sia stato preceduto e accompagnato da un dibattito aspro, noi siamo riusciti a rispettare i tempi, la congruità di spesa e di procedure».
Infine un dettaglio che proprio dettaglio non è: nel giorno dell'inaugurazione verrà annunciata dal vice sindaco Maria Pia Garavaglia la nuova card, un'unica carta per accedere nei musei statali e comunali. Ora c'è un motivo in più per utilizzarla.

ALEMANNO CHOC «SE VINCO, SMONTO LA TECA DI MEIER»

ALEMANNO CHOC «SE VINCO, SMONTO LA TECA DI MEIER»
Alessandro Capponi
CORRIERE DELLA SERA 20-APR-2006

Il candidato Cdl sull'Ara Pacis. Perplessi gli alleati: «Forse scherzava...»

La sala della conferenza stampa alle pareti ha i poster della campagna elettorale, quelli col viso ragazzino di Alemanno, sorridente, leggero, la giacca portata sulla spalla: subito sotto, eccolo in carne e ossa, Alemanno, e sembra un'altra persona. È corrucciato, gli occhi un poco segnati, le mani a massaggiarsi, nervose. Marco Marsilio, consigliere comunale di An, ha appenà elencato «ritardi e sprechi», ha dato dei «vanagloriosi» a Rutelli e Veltroni, detto che «altro che celebrazioni, un sindaco che fa una cosa simile andrebbe processato. Un monarca fa cose così, in democrazia no». La tesi di An è quella nota: la teca che protegge l'Ara Pacis è «uno sfregio per la città, Roma è stata violentata, e con tempi e costi triplicati rispetto a quelli di partenza». E allora Alemanno dice subito che «se vinciamo, se divento sindaco, la teca di Meier sarà smantellata e andrà in periferia, ne faremo un museo». Le fondamenta della teca scendono oltre i cinquanta metri di profondità. Ma questo non sembra essere un problema per An, né gli altri, i costi e il tempo necessario per rifare tutto: «Noi faremo un concorso pubblico, invece dell'assegnazione diretta da monarca». E dunque: nel giorno in cui non c'è più alcun dubbio sulla scelta della Cdl per un unico sfidante di Veltroni - l'ufficialità arriderà stamani - il prescelto, Gianni Alemanno, lancia la sua proposta: Meier in periferia, all'Ara Pacis deve essere tutto rifatto. Oggi, altro tema: la Fiera di Roma. E probabilmente così sarà fino alle elezioni, ogni giorno un affondo.
Ma gli alleati cosa pensano della proposta di Alemanno sull'Ara Pacis. In verità, almeno fino a metà pomeriggio - prima del vertice pomeridiano - semplicemente, non sapevano. Baccini (Udc): «Dobbiamo ancora discutere del programma, Alemanno parlava da candidato di An, non da candidato della cdl». Antoniozzi (Forza Italia), prima ride poi dice: «Non so bene cosa dire, non mi pare rientri nel programma, di sicuro ancora non ce ne ha parlato. Io ho proposto il secondo Raccordo anulare...». Cutrufo, il senatore della Nuova De candidato al Campidoglio, prova a districarsi: «Ma scherzava o era serio?». Era serio. Ma lui non può saperlo e neanche può chiedere ragione proprio ad Alemanno, perché lui, Cutrufo, dice di non partecipare alla riunione pomeridiana in via dell'Umiltà: «Non sono stato invitato, partecipo invece alla riunione nazionale. Evidentemente pensano che la mia candidatura può rimanere. E sappiano che va bene anche a me: con un candidato di destra e uno di sinistra, uno di centro, non farà male». Anche se poi Cutrufo va alla riunione, e alla fine, all'uscita, sembra soddisfatto.
E mentre in via dell'Umiltà si succedono le dichiarazioni in favore di «Alemanno candidato unico», in città deflagra la polemica sulla teca di Meier. «Italia nostra» e «Agenzia per la città» si dichiarano d'accordo con la proposta di An. Invece la reazione dell'assessore del Campidoglio, Roberto Morassut, è critica: «La proposta di Alemanno di smontare e trasferire la teca di Meier trasuda una cultura estremista che conferma la distanza da sensibilità moderate, responsabili e di governo. La CdL - continua Morassut - si sta affidando, come dimostra tale dichiarazione, ad un esponente politico che interpreta le posizioni più estremistiche dell'alleanza. A quando la proposta dello sventramento del Tridente e del Ghetto? Non si sa cosa dire di una dichiarazione di tale assurdità. Soltanto che mancano da parte della Cdl e del suo candidato programmi e idee credibili per Roma».

Meier: la mia teca per la luce di Roma

Meier: la mia teca per la luce di Roma
Alessandra Rubenni
21/04/2006, L'Unità, Roma

Oggi l’attesa inaugurazione del museo dell’Ara Pacis. Intervista all’architetto che l’ha progettato.

«Lavorare a Roma è diverso. Sono molto felice di averlo fatto Spero alla mia teca vengano tante persone»

DOPO dieci anni di intoppi burocratici e sei di lavori, l’opera di Richard Meier vede la luce. E non è un caso se l’architetto americano, con la stessa parola, intende luminosità e leggerezza. Tonnellate di materiale, tra vetro, acciaio e travertino, sembrano sparite in una struttura senza peso. Al posto della vecchia teca di Morpurgo, realizzata nel ‘38 per proteggere l’Ara Pacis, adesso ci sono pareti pensate come una lunga corsa di cristallo. Con un piazza d’accesso in cima a una gradinata monumentale, e uno spazio espositivo sotterraneo, accanto al futuro auditorium. E l’entusiasmo di Meier cancella il ricordo della corsa a ostacoli. «Ci sono stati dei problemi - ammette - ma come in qualsiasi altro posto. Le difficoltà fanno parte del progetto. Però non ho mai pensato di non riuscire ad arrivare in fondo. Perché non si trattava solo dell’architetto Meier. In troppi lavoravano qui: questo progetto coinvolgeva migliaia di persone, non poteva fermarsi».Dal dopoguerra, questo è il primo intervento contemporaneo che s’incunea nel centro storico. «Non avevomai pensato di poter lavorare a Roma», ripete più volte Meier, ripensando al lungo periodo in cui l’architettura, nella Capitale, è rimasta paralizzata. Anzi «congelata», come dice lui. «So che adesso ci sono molti progetti per Roma.Non li ho visti, ma credo che sia un fatto molto positivo». Di certo, anche per Meier è stata un’esperienza speciale. «Sono molto felice di aver lavorato a Roma. C’è così tanto qui. Questa città è tutta una stratificazione di storia, un livello sopra l’altro», prosegue lui, che con la sua “teca” voleva appunto riportare un pezzo di storia dentro un sistema moderno, riportarla ai nostri tempi. E innamorato com’è della luce di Roma, lo ha fatto con una teoria di vetrate che funzionano come schermo acustico, amantenere uno stato sospeso di quiete, ma che lasciano entrare una cascata ininterrotta di luminosità. «Quando si entra in una chiesa non si può fare a meno di rivolgere lo sguardo verso l’alto. Qui però si vede la luce speciale di Roma. E tutt’intorno c’è piazza del Popolo, il Tevere... la storia è qui». La nuova “teca” infatti è una piazza che si apre al resto della città. «Il Pantheon è una grande opera, ma guarda verso il suo interno. Questo invece è uno spazio proiettato all’esterno». Ovviamente, il progetto ha dovuto tessere un rapporto con piazza Augusto Imperatore, su cui si alzano pure gli edifici di epoca fascista. «Quelli non sono bellissimi - concorda l’architetto - ma spero che questo sia un posto dove verranno migliaia di persone, che prima non avrebbero avuto delle ragioni per farlo». Mentre intorno ferve il lavoro degli operai, Meier fruga in un mucchio di giunti di ferro, accatastati vicino anche dei pezzi di travertino... a casa ne ho molti di questi souvenir, per ogni cantiere, tutti sistemati su delle mensole». Intanto, sulla piazza d’accesso, è ancora piantato il fusto di una colonna finta. «Ho chiesto di collocare lì una colonna antica, a rappresentare la storia». Ma questo resta un cruccio, perché la colonna - che il progettista newyorkese vorrebbe per ricordare l’obelisco dell’antica meridiana di Augusto - non si è ancora trovata. «Non so perché. Per la chiesa che ho progettato a Tor Tre Teste avevo chiesto un crocifisso medievale, o anche del Quattrocento. Il Vaticano ne ha tanti, che non vengono utilizzati. Alla finemene hanno dato uno del diciottesimo secolo». Magari anche stavolta andrà a finire così.

Una data simbolica oggi per il Natale di Roma, per la consegna ufficiale alla capitale del primo lotto della nuovo polo della Fiera di Roma. È stato il sindaco Walter Veltroni a brindare, allo scoccare della mezzanotte, insieme al presidente della Provincia Enrico Gasbarra, al nuovo polo fieristico situato sulla Portuense, sulla direttriceRoma- Fiumicino, progettato dall’architetto Tommaso Valle. I festeggiamenti, con circa 1.500 invitati, hanno preso il via, quindi, ieri sera con una cerimonia inaugurale per la consegna dei primi 8 padiglioni, cui se ne aggiungeranno altri 6 a fine anno. Per il sindaco Walter Veltroni sarà «un Natale di Roma particolarmente ricco di eventi quest’anno e denso di iniziative. Il miglior festeggiamento che la città possa avere». Partecipata al 47,4% dalla Camera di commercio di Roma, al 27,6 dal Comune e al 12,4% per ognuno da Regione Lazio e Sviluppo Lazio, la Fiera conta su investimenti complessivi fino al 2010 pari a 3,64 miliardi. In totale i padiglioni saranno 22, per una superficie complessiva di 920mila metri quadrati che ne faranno il primo polo fieristico europeo, con 14mila posti auto e 4mila posti adibiti a centro congressi. Un polo fieristico che, come ha sottolineato la scorsa settimana dall’amministratore delegato di Fiera di Roma, Marco Sogaro, sarà caratterizzato da incontri ‘Business to Business’. Per la prima fase sono stati investiti già 335 milioni di euro e 150 milioni per le strade di accesso. A partire dal 2009, inoltre, la Fiera genererà 8.400 nuovi occupati. La prima manifestazione a essere ospitata sarà, il 22 settembre prossimo OroCapital, poi fino a dicembre una serie di manifestazioni dedicate al turismo, alla nautica, all' impiantistica. Tra le attività per le quali Fiera di Roma ha già in corso accordi commerciali importanti, a marzo del prossimo anno un’esposizione dedicata alle attività subacquee, Eudishow, mentre per il turismo è previsto, sempre a marzo, in collaborazione con Rimini Fiere, un evento internazionale, Globe, dedicato esclusivamente agli operatori. Con la Nuova Fiera saranno anche potenziati i collegamenti stradali a Ponte Galeria. Si tratta della nuova bretella che, collegando il quartiere di Ponte Galeria, ha spiegato il presidente del XV Municipio, Giovanni Paris, permette di raggiungere via della Muratella senza attraversare il centro abitato. In questo modo, il traffico quotidiano che percorre questo tratto della via Portuense risulterà notevolmente alleggerito.